Post più popolari

domenica 5 novembre 2017

La novella della luce e del gas...



Se avete deciso di cambiare l'azienda che vi vende l'energia elettrica e/o il gas, potreste leggere questa novella (vera!) che è farina del mio sacco e, alla fine,  vi deluciderà sul fatto e sul perché mi sono messo a vendere contratti di luce e gas utilizzando un'azienda che opera nel multi livelllo (Multilevel Network Marketing).

Premetto che sto pubblicizzando la  mia attività senza andare a bussare le porte a nessuno e, tantomeno, mi son messo a stilare liste di parenti e amici.

Se siete qui, significa che ci siete arrivati spontaneamente facendo clic su un mio post pubblicitario, o su un articolo che ho scritto personalmente.

Se deciderete di proseguire nella lettura della mia "novella", dovrete fare un altro clic qui sotto:

http://solipensieri.blogspot.it/2017/09/le-bollette-dellenergia-elettrica-e-del.html

Grazie per aver aperto questa pagina!

Tiziano Consani

mercoledì 4 ottobre 2017

Impariamo a guadagnare, con l'energia, invece che a spendere!


Impariamo a guadagnare, con l'energia, invece che a spendere!



Fra non molto dovremo dare l'addio al mercato tutelato dell'energia. Ciò significa, in parole povere, che per chi ci venderà l'energia e ci manderà le bollette mensili o bimestrali, non ci sarà più il prezzo massimo da non superare (detto PUN: Prezzo Unico Nazionale) ma ci sarà un prezzo libero, secondo le logiche del libero mercato.

Ciò dovrebbe favorire il consumatore perché le aziende si dovrebbero
 scannare fra di loro proponendo prezzi sempre più bassi. Ho usato il condizionale perché, chi dice che sia veramente così? E se le aziende venditrici dei servizi gas-luce si mettessero d'accordo e, invece di abbassare i prezzi, li alzassero? Chi potrebbe impedire loro di attenersi alla regola opposta? E, a questo punto, innescare un business miliardario ai danni di oltre quaranta milioni di ignari consumatori? 

La mia esperienza tecnico-artigianale mi insegna che sarà opportuno imparare bene a toglierci le gambe da soli, prima che ci vengano tagliate entrambe.

Il detto della nonna: "Chi fa da sé fa per tre", con l'energia può essere un toccasana da non poco. Sarà meglio imparare a destreggiarsi nel labirinto utilizzando la nostra testa?

Se volete potrete fare come ho fatto io. Metto a disposizione la mia esperienza e vi racconto come potrete fare a guadagnare con le bollette, anziché spendere!

Se questa cosa vi incuriosisce, potrete cominciare a leggere ciò che è accaduto a me e conoscere quale molla mi ha fatto scattare il desiderio di proseguire con il FAI DA TE dell'energia. Sia per quanto riguarda la luce che il gas.

domenica 24 settembre 2017

L'incubo delle bollette è finito!

Foto © Rita Baccelli


Perché sarà utile, imparare a essere, noi stessi, venditori dei nostri contratti personali e aziendali, dell'energia elettrica e del gas.

E perché confermo ciò che ho appena scritto sopra (ridondanza voluta!).

Chi leggerà la mia storiella, dopo averla assimilata, potrà fare quello che vorrà. Mi guardo bene dal pretendere che mi si dia ragione ma, un'attenta lettura, potrebbe fornire al lettore il discernimento necessario per poter fare le proprie scelte future, in materia di "bollette luce-gas", senza farsi prendere in giro da nessuno. (Qui nel pisano, per rendere bene l'idea, diremmo: "Senza fassi 'ngaboià da nimo!").

Personalmente, ho creduto fermamente che fosse bene porre termine all'incubo delle bollette.

Tutto è iniziato per puro caso. Si tratta di una storia vera che mi è accaduta in un pomeriggio di questa calda estate 2017...

Fare clic, qui sopra, per leggere i contenuti che ho scritto. Le pagine web sulle quali accederete, di volta in volta, per proseguire la lettura, sono sicure.

TC
Chi sono, che cosa faccio e perché scrivo? Troverete tutto mano a mano che leggerete...

Buona lettura!

mercoledì 20 settembre 2017

Si chiama Gemma, ma la chiamo "Pasticca"!

Ecco un Modo per Fare Pubblicità, 
con la Massima Discrezione!
In Silenzio...



Quello che vedete nella foto, qui sopra, appoggiato nella mia mano, è uno strumento che, quando ne ho sentito parlare per la prima volta, non mi ha fatto dormire finché, dopo averlo ordinato in Canada ed essermi arrivato in pochi giorni, via corriere espresso internazionale, l'ho testato personalmente.

Francamente, quasi non ci credevo che un così piccolo oggetto facesse veramente quello che la pubblicità esprimeva. Così ne ho voluto acquistare uno per provarlo.

Dopo averlo sperimentato a tutto tondo, posso confermare che questo ammendìolo (in pisano, significa: oggetto tecnologico e innovativo), di appena tre centimetri di diametro, commercializzato in tutto il mondo dalla Royaltie canadese, non è semplicemente una gemma, come viene definita, o una perla, come aggiunge qualcuno, ma è una vera e propria PASTICCA. Sì, una medicina vera che può guarire tutti quegli artigiani, consulenti, scrittori, titolari di ristoranti, bar, negozi e botteghe, che non hanno mezzi, tempo e intraprendenza, per andare, loro stessi, a proporsi in pubblico.

La Pasticca in questione fa tutto da sé! Basta programmarla in pochi secondi ed è pronta a inviare la pubblicità della nostra attività, del nostro nuovo libro o e-book o del nostro servizio.

Funziona, al momento,  solo con i dispositivi che usano il sistema operativo Android, versione successiva all'anno 2013. Quindi dal 2014 in poi.  Utilizza il bluetooth, la geolocalizzazione GSM e traffico dati internet, abilitati. Tre requisiti, oggi presenti sulla maggior parte dei dispositivi multimediali come smartphone, tablet, iphone, PC.

Utilizzando una pagina web dedicata, alla quale si accede con apposito nome utente e password, possiamo programmare il dispositivo con una semplicità estrema. Fra breve sarà disponibile un'apposita APP per poter gestire la gemma anche dal cellulare.

Basta inserire un messaggio pubblicitario non più lungo di 40 caratteri, spazi inclusi e l'indirizzo web di riferimento a una nostra pagina, del nostro sito web, oppure di Facebook, o di Twitter. Purché sia un riferimento sicuro. Cioè che, all'inizio, ci sia https. (la lettera s finale, indica la sicurezza del sito web).

A tal punto, bisogna attendere circa 6 ore perché il sistema convalidi il fatto che l'annuncio impostato sia conforme alle regole e, quando sulla pagina del nostro account compare la dicitura "approvato", possiamo accendere  la PASTICCA e, in brevissimo tempo, il dispositivo, ogni 3 minuti circa, invia un messaggio che viene captato da tutti gli apparecchi  che hanno accese le tre funzioni elencate sopra (
bluetooth + GSM + Internet) e che si trovano nel raggio di cento metri dal punto dove si trova l'apparecchio stesso.

Pensate a un negozio, un ristorante o un bar, che mettono il dispositivo attaccato alla porta di ingresso e, questo, invia ai passanti una notifica contenente uno sconto o un coupon di consumazione.


Io me lo porto dietro, attaccato al mio borsello. Ovunque giro, durante i miei spostamenti, mentre faccio assistenza tecnica e consulenza, semino la mia pubblicità nel rispetto della privacy.

Sì, perché 
Royaltie Gem manda una notifica, in sola visualizzazione, nell'apposito spazio dove compaiono tutte le notifiche. Solo ai dispositivi Android con Bluetooth accesso. La persona può scegliere se aprirla o cancellarla per sempre. La notifica non emette suoni e sparisce appena la persona si allontana dai 100 metri del raggio di azione della gemma. Inoltre, nessuna informazione personale viene salvata e non è possibile ricontattare queste persone che leggono la nostra informazione pubblicitaria. Per cui, il messaggio non è considerato SPAM e non si ha nessun accesso ai dati personali degli utenti.
Quindi, la gemma opera nel rispetto della privacy. Infatti, portandomi appresso la mia PASTICCA, non saprò mai chi avrà aperto la pubblicità che essa ha inviato per me. Potrò solamente avere idea di quante persone hanno avuto accesso alla pagina andando a leggere il numero di aperture che ci sono state nel periodo.

Le reali conversioni si potranno verificare solo quando qualcuno ci contatterà per ricevere un preventivo o entrerà nel nostro negozio o acquisterà qualcosa di ciò che abbiamo pubblicizzato.


Per fare un esempio pratico di come la sto utilizzando personalmente, ve lo indico qui sotto di seguito.

Io sto pubblicizzando un mio nuovo servizio artigianale che ha come argomento la possibilità di aiutare le famiglie e le aziende a farsi una rendita dalle bollette dell'energia, sia per quella elettrica che per il gas naturale.

Come messaggio pubblicitario ho usato il seguente slogan:


Una favola per te!

Come collegamento ho inserito il seguente, a un post del mio sito web di artigiano e... scrittore a tempo perso:

http://solipensieri.blogspot.it/2017/11/la-novella-della-luce-e-del-gas.html


Chi riceverà la mia notifica avrà in prima visione solamente lo slogan. Se decideràdi aprire il messaggio, potrà accedere direttamente al mio sito web e entrare dopo aver confermato la volontà di farlo. 
 Solo a tal punto potrà visualizzare la pagina web di destinazione. Dal mio tablet, entro sul sito immediatamente alla prima visualizzazione del messaggio. Da un apparecchio a un altro può esserci solo questa piccola differenza: due conferme per entrare, opure solo una.

La GEMMA, voglio chiamarla con il giusto termine, può essere acquistata da chiunque, dopo l'apposita registrazione al sito web  dell'azienda canadese che la promuove. Durante l'iscrizione si può vistare con una spunta la casella di affiliazione. L'azienda Royaltie offre la possibilità di estendere l'iscrizione a un sistema di commercializzazione del dispositivo basato sul Multi Level Marketing. Chi lo vorrà potrà anche guadagnarci sopra. A chi, quest'ultima cosa non interessa, può comprarsi l'oggetto senza vistare la casella di affiliazione suddetta.




ATTENZIONE: la pagina adibita all'acquisto,  inserisce automaticamente 3 gemme. Potrete ordinarne anche una sola o più di tre. Basta scegliere la quantità desiderata agendo suo tasti + e - 

- Prezzo:  circa 90 dollari  per una sola gemma (se ne possono ordinare anche più di una pagando una sola spedizione)

- Occorrono 25 dollari al mese di canone per farla funzionare e per ricevere automaticamente gli aggiornamenti. Volendo acquistare più gemme, potrete risparmiare sui canoni mensili secondo il seguente specchietto:

1 Gemma = 25$ al mese
3 Gemme = 49$ al mese (paghi 2 + una gratis)
8 Gemme = 99$ al mese (paghi 4 + 4 gratis)

- La batteria interna ha una durata di 2 anni e non si può sostituire. Quindi, anche la gemma, una volta che si sarà scaricata la batteria, non funzionerà più e dovrà essere acquistata nuovamente.

- Si può interrompere il pagamento dei canoni smettendo di pagare la mensilità dal terzo mese successivo all'acquisto.

- I primi due mesi di canone sono inclusi nel prezzo di  acquisto iniziale.

TC


Di che cosa mi occupo, da più di trenta anni, potrete visualizzarlo su questo sito web seguente:

www.tizianoconsani.it


Per conoscere, invece, chi sono, qualcuno dice di me che sono uno scrittore..., 
su questo blog, che curo dall'anno 2010, ci stanno dentro, la mia passione di scrivere (a tempo perso) e le mie storie. Storie semplici, come semplici sono le mie pubblicazioni in formato e-book. Di queste, alcune sono scritte in lingua pisana e idioma di Calci: dove risiedo da sempre e dove sono cresciuto. Il "Teorema del passatutto", grazie a una persona gentile che me lo ha tradotto, è pubblicato in doppia lingua: italiano/inglese.


I ricavi dei diritti d'autore, riguardanti tutte le mie pubblicazioni in formato e-book, sono interamente devoluti all'associazione AIDO di Calci (PI).
Acquistando un mio e-book qualsiasi, contribuirete a finanziare la donazione di organi


Grazie, di nuovo, per essere arrivati a sopportarmi fino a questo punto!


TC

Tutti i diritti di questa pubblicazione sono riservati e sono di proprietà dell'autore. Pertanto è vietato copiare o usare, anche solo in parte, questo contenuto, per scopi similari e/o diversi, senza il consenso scritto di Tiziano Consani.

lunedì 4 settembre 2017

Lavorare e guadagnare con le bollette dell'energia elettrica e del gas.




Foto: Pisa - San Ranieri 2017



A cura dell'Artigiano di Servizi.



Vado subito al nocciolo della questione, illustrando solo l'essenziale.


Preciso che si tratta di un multilivello-artigianale, messo a punto con un po' di creatività, da consulente di servizi artigianali, offerta, da più di trent'anni, a chi non ha mai avuto soldi da buttare via.

Se volete capire come può lavorare un artigiano oggi, date pure una sbirciatina a questo mio sito web e seguite i vari passi: da 1 a 7 compreso il +1 finale (questa lettura è facoltativa):


Torniamo a noi. Prima di "fuggire", solo perché avete letto la parola multi-livello, (termine più che bandito, qui in Italia) seguite la mia spiegazione qui sotto.

Per me il multi livello è valido se rimane in piccolo, in una sorta di autoconsumo, come lo sto proponendo per questa cosa legata alla luce e al gas. Può essere un'ottima possibilità di mettersi in gioco in maniera autonoma senza dover sostenere investimenti, sia per partire e sia per proseguire. Il tutto senza strafare, senza porsi obiettivi di business, ma rivolgendosi ad una cerchia specifica: di solito parenti, amici e simpatizzanti di medesime passioni.

Nell'ultimo capitolo del mio libriccino "Pillole di sapere artigianale", quando lo scrissi, circa 6 anni fa, detti ampio spazio a questo modo di lavorare. Potrete scaricarlo qui e anche leggerlo parzialmente:

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/631630/Pillole_di_sapere_artigianale#!


Diciamo che è un servizio di nicchia, per una nicchia di persone ben definita. Voglio fare un esempio reale: io ho un'attività artigianale principale, nella quale mi occupo di servizi di copiatura effettuati, esclusivamente, con fotocopiatrici usate e sotto le 20 pagine al minuto (velocità di copiatura). I miei utenti sono solo una nicchia. Una nicchia che ha necessità solo del mio servizio e, alla quale, non interessano altri servizi. Anche se in realtà, di quest'ultimi, ce ne sono migliori dei miei e fatti con apparecchiature di nuova fabbricazione. Ma ai miei utenti, ciò non interessa! Perché a loro serve solo il prezzo più basso con la migliore qualità di copiatura. Cioè, a loro non importa nulla che la copia esca fuori da una fotocopiatrice nuova di fabbrica o da una delle mie usate. Non interessa loro che la fotocopiatrice faccia cento pagine al minuto. A loro basta che esca fuori una copia buona e che questa costi poco! Perché devono lavorare ma non dispongono di liquidità importanti da potersi permettere di buttare via soldi per acquistare e mantenere la fotocopiatrice.

Meditate su questa cosa che vi ho appena scritto sopra. Per la luce e il gas,  vale lo stesso ragionamento. Ci sono famiglie e piccole imprese che non possono permettersi di acquistare un impianto fotovoltaico/termico/alternativo. Anche solo perché, spesso, i fabbricati dove risiedono non sono di loro proprietà. Ci sono realtà familiari e aziendali dove non è possibile neppure convertire l'illuminazione da tradizionale a led, perché tale conversione comporta una spesa economica più o meno rilevante.

Cioè ci sono persone che, non disponendo di beni al sole, hanno interesse a guadagnare qualche decina di euro estraendolo dalle proprie bollette. Cioè da quelle spese fisse che incidono per la maggiore sul reddito e sulle scelte che vanno ad assegnare le varie priorità, quelle che incidono fortemente sul castelletto familiare e aziendale in proprio.

Il lavoro che bisogna proporci di fare è proprio quello di aiutare e non quello di contribuire a annientare.

Quindi, chiunque: 
- può diventare incaricato di sé stesso e potrà iniziare a recuperare soldi, imparando a discernere i dati provenienti dai propri contatori di luce e gas;
- può scegliere la propria nicchia di familiari e amici, far vedere loro che cosa ha fatto per sé stesso e che cosa potrebbe fare per gli altri;
- può decidere di ampliare, oltre la propria nicchia, le conoscenze acquisite e migliorare, così, la possibilità di trasformare una semplice utilità in un piccolo lavoro artigianale e reale.

Come avrete visto, non vi ho detto con quale azienda sto lavorando. Non l'ho fatto, perché non serve dirlo. Se sceglierete di valutare questa opportunità, sceglierete me e non l'azienda per la quale lavoro in questo momento. Le aziende possono cambiare, nel tempo. Io, invece, rimango sempre a disposizione. I miei clienti e i miei collaboratori dovranno fidarsi, esclusivamente, di me. Questo è il mio metodo. Quello che mi ha permesso di avere una clientela fidelizzata che mi ha dato fiducia e che continua, tutt'ora, a darmene.

Che vogliate o non vogliate valutare questa cosa che sto proponendo,
 GRAZIE per essere arrivati a leggere fino a questo punto.

Se desiderate iniziare a risparmiare, scrivete a:

consanitiziano@gmail.com


SE VOLETE ANCHE GUADAGNARE E FARE BUSINESS:

Fino a ora ho descritto il modo per risparmiare. Se desiderate anche guadagnare e fare business con la luce e il gas, leggendo la pagina che aprirete facendo clic su questo contenuto, potrete apprendere un sistema di lavoro, nuovo qui in Italia, che vi darà il modo di essere indipendenti economicamente.

Se avrete domande, sarò ben lieto di rispondervi!

TC


Di che cosa mi occupo, da più di trenta anni, potrete visualizzarlo su questo sito web seguente:

www.tizianoconsani.it




Per conoscere, invece, chi sono, su questo blog, che curo dall'anno 2010, ci stanno dentro, la mia passione di scrivere (a tempo perso) e le mie storie. Storie semplici, come semplici sono le mie pubblicazioni in formato e-book. Di queste, alcune sono scritte in lingua pisana e idioma di Calci: dove risiedo da sempre e dove sono cresciuto. Il "Teorema del passatutto", grazie a una persona gentile che me lo ha tradotto, è pubblicato in doppia lingua: italiano/inglese.





I ricavi dei diritti d'autore, riguardanti tutte le mie pubblicazioni in formato e-book, sono interamente devoluti all'associazione AIDO di Calci (PI).

Acquistando un mio e-book qualsiasi, contribuirete a finanziare la donazione di organi.



https://www.facebook.com/aido.calci/

C'è chi dice che sono uno scrittore... Chissà, se sarà vero? Non saprei... Voi che cosa ne pensate?





Grazie, di nuovo,  per essere arrivati a sopportarmi fino a questo punto!



TC



Tutti i diritti di questa pubblicazione sono riservati e sono di proprietà dell'autore.  Pertanto è vietato copiare o usare, anche solo in parte, questo contenuto, per scopi similari e/o diversi, senza il consenso scritto di Tiziano Consani. 


domenica 3 settembre 2017

Le bollette, dell'energia elettrica e del gas, vi fanno pensare?



    Le bollette della luce e del gas sono, per voi, soli pensieri?

    Questo mio sito web, sul quale mi diletto, ogni tanto, a scrivere qualcosa, si chiama “Soli Pensieri”... Chissà, perché?

    Se siete fra quelle persone che hanno difficoltà a interpretare le bollette di fornitura dell'energia elettrica e del gas, leggendo ciò che ho scritto, qui di seguito, potreste sentirvi meno soli di quanto pensiate. Voglio raccontarvi una mia esperienza recente. 

    Era un caldissimo pomeriggio di agosto e, di ritorno da una estenuante mattinata lavorativa dove la temperatura esterna era stata di quasi quaranta gradi centigradi all'ombra, ciò che gradivo di più, dopo aver fatto una bella doccia rinfrescante, era il poter avere un meritato riposo, seduto sul divano di salotto, leggendo un bel libro. Non faccio in tempo a sedermi e ad aprire la confezione di quella che sarebbe stata la mia nuova lettura che... Dlin dlon, dlin dlon: suonano alla porta di ingresso... (Sono le ore 15,00...). Mi chiedo chi sarà a quest'ora e con questo caldo. Mi alzo controvoglia, vado a aprire. È la postina, tutta sudata e trafelata, che mi consegna, a mano, la posta:  perché la mia cassetta delle lettere è stracolma di inserti pubblicitari, premuti dentro a forza, contenenti le promozioni degli ipermercati locali: quindici minuti prima, quando sono arrivato dal lavoro, avevo svuotato la cassetta della posta ma, ora, era nuovamente piena. Cerco di soprassedere all'evento, svuoto nuovamente la scatola di latta dalle reclamizzanti missive e le deposito direttamente, senza neppure aprirle, nel contenitore differenziato dei rifiuti cartacei. Torno in casa, apro la posta che mi ha gentilmente consegnato il portalettere, leggo il contenuto e mi lascio andare, con sconforto e smorfia di dispiacere, sul divano, dopo aver visto l'importo da pagare delle bollette di luce e gas. Incassando il colpo e rimandando, a dopo aver letto almeno un capitolo del mio libro, la difficile interpretazione della traduzione numerica, in euro suonanti, dei rilievi relativi ai miei contatori della luce e del gas. Faccio appena in tempo a girare la prima pagina dell'oggetto cartaceo necessario al mio rilassamento psico-fisico che... Drin drin, drin drin... Alzo la cornetta del mio antiquato e funzionale telefono a filo (ci sono affezionato e funziona anche quando va via la corrente elettrica!!!) e rispondo a un'operatrice di call-center che vuole cercare di farmi cambiare la società di servizi che mi sta fornendo l'energia con quella che lei rappresenta in quel momento. La donna, con accento forestiero (non italiano), mi prospetta sconti da mille e una notte. Mi congedo dicendole chiaramente che non riesco a capire di che cosa stia parlando: in meno di due minuti mi ha vomitato, via filo, stringhe di numeri poco comprensibili anche per me che sono un tecnico con conoscenze elettriche e elettroniche. 
    Mi siedo nuovamente e apro la mia prima pagina e... Dlin dlon, dlin dlon, di nuovo alla porta: ore 15,15 con fuori 41 gradi centigradi!
    Davanti a me, più morto che vivo, che dico? Più cotto che crudo! C'è un rappresentante di una compagnia di luce e gas che mi ripete, per filo e per segno, l'identico sproloquio precedentemente ascoltato per via telefonica. Il venditore, con la loquacità del miglior rappresentante della più rinomata azienda di vendita di aspirapolvere porta a porta (senza nominarla, tanto, ormai, la conosciamo bene tutti!), tenta tutte le migliori tecniche di vendita che le scuole di marketing diretto hanno messo a punto negli ultimi vent'anni. Ma non risponde alla mia domanda, cioè non chiarisce la mia necessità di sapere quanto, realmente, costano un chilowatt di energia elettrica e un metro cubo di gas, all'azienda che lui stesso rappresenta. Non capisce perché glielo chiedo e non gli importa di sapere perché mi faccio questa domanda. (Mi risponde che a lui... n'importa 'na bella sega e che io, le seghe, me le faccio ne la chiòrba...). Mi lascia lì, sulla porta, come 'n bischero, come diciamo noi toscani, e se ne va, con il dito indice già posizionato, a suonare il campanello del mio vicino, scuotendo la testa per l'abbocco padellato (che in pisano significa: tentativo andato a vuoto, non riuscito).
    Torno in casa, non faccio in tempo a sedermi e di nuovo è il telefono fisso a suonare. Subito poco dopo anche il mio cellulare... Sempre e solo operatori e venditori di medesimi piani tariffari energetici. Spengo subito ogni ammendìolo (apparecchiatura tecnologica) che mi gravita intorno e stacco pure il campanello della porta. Finalmente riesco a godermi l'ambito riposo con annessa e rilassante lettura!

    La sera ho pure tempo per meditare sull'accaduto e sull'accattivarsi del marketing diretto-telematico legato al gas e alla luce. Conosco la parte tecnica ma mi sfugge il perché ci siano così tanti venditori a vendere contratti luce e gas quando sono anni che cerco un venditore, per le mie fotocopiatrici usate e, di quest'ultimo, non riesco a intravederne neppure una vaga e sfumata ombra...


Nei giorni a seguire faccio una serie di telefonate e una serie di ricerche sul web. Tutto si chiarisce nel giro di pochi giorni. In sostanza, ogni venditore che stipula un nuovo contratto, di luce , di gas o entrambi, riceve un diritto medio di circa 30,00 euro a contratto girato, più i diritti in provvigione, (infinitesimi, ma esistenti), finché l'utente agganciato rimane cliente dell'azienda di vendita della fornitura.

Se si fanno due conti, anche se in un'intera giornata lavorativa vengono agganciati due soli, a dir loro, fortunatissimi, i rappresentanti in questione incassano ben 60,00 euro. Se poi sono bravi e convincenti, la scalata al centone giornaliero, come si dice noi toscanacci, doventa 'na giacchettata, cioè un gioco da ragazzi.


A questo punto il mio cervello si mette in moto. Qualche giro di telefonate, qualche coincidenza fortuita e la soluzione ce l'ho davanti ben delineata.

Illustrerò di seguito solo la parte legata all'energia elettrica che è la più difficile (chissà perché?!). Per il gas vale quasi la stessa cosa ma è più facile estrapolare, dalla bolletta, il reale costo al metro cubo. Contro, invece, riuscire a discernere il prezzo reale di un chilowatt di energia elettrica. 

Iniziamo a comprendere...


C'è da sapere, che il prezzo della materia prima, cioè il prezzo di fornitura della corrente elettrica: è irrisorio!  E che la differenza, fra il prezzo fatto da una ditta che propone contratti, rispetto a un'altra, è riferita solo a tale, e irrilevante, dato di fatto. Diciamo che cambiando azienda l'utente risparmia qualcosa ma, non molto: economizzerà un po' di più durante il primo anno di contratto, un po' meno nel periodo successivo ma, qualsiasi scelta che verrà fatta, non sarà un grande risparmio.

A fare il vero prezzo della corrente che consumiamo è la somma delle seguenti voci:
  • le accise statali e l'imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) che spettano all'Ufficio delle Entrate;
  • il costo di trasporto dell'energia che spetta al distributore;
  • i canoni obbligatori mensili che l'azienda venditrice utilizza per ricoprire i costi dei rappresentanti alle vendite e del marketing;
  • Il costo una-tantum (circa 70/80 euro) di deposito iniziale;
  • il reale costo di fornitura che spetta al produttore.

    È quest'ultimo, il vero prezzo della corrente: circa un terzo, talvolta anche un quarto, di quello che realmente spendiamo per pagare la bolletta della luce! 

    In numeri: il prezzo reale di un chilowatt di energia elettrica è poco meno di 6 centesimi di euro al chilowatt! Esattamente: € 0,05883 nell'anno 2016: prezzo del PUN: Prezzo Unico Nazionale.

    Le aziende venditrici, giocando su questo piccolo valore numerico, abbassano e alzano tali pochi centesimi per proporre quello che definiscono il loro supervantaggio offerto!




Dico io! Ma anche se viene fatta la metà di 6 cent, quanto sarà mai il vantaggio di questi benedetti 3 cent, per noi poveri utenti? Su 100 Kw consumati in un mese, ci sono appena 3 euro di risparmio...

Perché, per 3 euro, quando ci va bene, dobbiamo cambiare fornitore di servizi? Chi ce lo fa fare?

Sarebbe invece ben diverso se fosse possibile recuperare una parte dell'introito iniziale che va al venditore, se si potesse recuperare una parte o addirittura eliminare il costo iniziale di deposito e, nei limiti possibili, sarebbe pure il massimo poter riscuotere un bonus premio sui nuovi contratti che potremmo segnalare, come utenti, ad amici, parenti, conoscenti, ecc...


Che cosa ne pensate? Sarebbe bello?

Sappiate che ho messo a punto una mia idea e, ciò che ho scritto sopra, si può trasformare in realtà!

Chi avrà voglia di seguire il ragionamento di un piccolo artigiano come me, potrà capire come funziona questo mio progetto.


Per informazioni scrivetemi al seguente indirizzo e-mail:


e leggete l'articolo:  
"Lavorare e guadagnare con le bollette dell'energia elettrica e del gas."
Chi sono, potrete visualizzarlo su questo sito web, che conduco personalmente
da anni e su quello della mia attività artigianale seguente:



Invece, su questo blog, che curo dall'anno 2010, ci stanno dentro, la mia passione di scrivere (a tempo perso) e le mie storie. Storie semplici, come semplici sono le mie pubblicazioni in formato e-book. Di queste, alcune sono scritte in lingua pisana e idioma di Calci: dove risiedo da sempre e dove sono cresciuto. Il "Teorema del passatutto", grazie a una persona gentile che me lo ha tradotto, è pubblicato in doppia lingua: italiano/inglese.

I ricavi dei diritti d'autore, riguardanti le mie pubblicazioni in formato e-book, sono interamente devoluti all'associazione AIDO di Calci (PI).
Acquistando un mio e-book qualsiasi, contribuirete a finanziare la donazione di organi.






Grazie per essere arrivati a sopportarmi fino a questo punto!

Appena avrò altro tempo a disposizione per scrivere i dettagli di quello che mi sono proposto di fare, studiando questa soluzione, ve lo farò sapere!


TC






martedì 29 agosto 2017

Vi voglio arraccontà!

Òra vi vogli'arracontà 'n fatto! Così! 'N pisano di Carci, ch'è 'r carcesano!

Dovete sapé che, se c'è 'na 'òsa che mi fa rimescolà 'r piscio col l'urina (ce n'ènno anco de l'artre...), è quella di dové pagà le salassate che m'arrivano col le bollette de la LUCE e der GASSE, ònni du' mesate!

Da l'arba, 'n fino a che 'r sole 'un si tuffa 'n mare, è tutto un passà, tutto 'n sonà di terèfano e anco di 'ampanello de l'uscio, di gente che ti vòr fa' rispiarmà! Ma 'un c'è nimo che ti dice, come potecci levà le gambe!

Ci-hanno tutti la prezzatura più meglio! Ma quando, a fondo der mese, rivan que' fogliacci, ch' ènno peggio de le fatture der mardòcchio, ortre a 'un capicci guasi niente, lo sconto che ci dev'èsse', 'un c'è mai! Quando pe' 'na motivazione e quando pe' n'antra, quer che si va a spende' è sempre di più, parecchio assai, di quer che la nostra chiòrba si pòle 'mmaginà 'n po' poino!

Allòra mi son 'nterrogato se ci poteva èsse' 'n sistema, per poté guadagnà quarcheccosa su quer girà, di Oscare, ('r contatore: come si chiama noiartri carcesani). Sì! Pròpio 'osì! Fa' GUADAGNÀ la gente su quer che spende di lume e di gasse!

Gira che ti rigira, l'artro giorno, 'n po' po' 'n cima a la Taneta e, 'n po' po', 'n duve princìpia 'r vallino di Bisantola, mi son misso a strizzà 'r ceppì'one finacché 'un h
ó trovato 'r vèrso di mette' ner bùo quer che m'era viensuto, a galla, 'n chiòrba!

Doppo meno d'un paio di settimane, 'n po' con internètte e, 'n po', a son di discorre con quello e con quell'artro, hó misso, 'nsieme, 'n sistema ganzo. Hó c
ambiato, subito, le ditte che mi vendevano e' lavori e che mi risuccchiavano anco la mia, d'energia! E poi mi son misso 'n mòto. E, questa vòrta, con chi mi pareva a me, e nò, con chi avrebbe vorsuto 'ngaboiàmmi!

Se volete provà anco voiartri, a fa' quer che faccio io, scrivetemi! Appena posso, vi vièngo a trovà!

consanitiziano@gmail.com

Se 'un mi volete scrive' ma ci volete capì di più, fate cricche su questo rigo e' qui e leggete l'articolo:
"Le bollette, dell'energia elettrica e del gas, vi fanno pensare?"


TC
Scritta 'r ventinòve d'ogosto der dumiladiciassette: giorno der cinquantacinquesim'anno, ch'aprì ll'occhi a Pisa!



lunedì 29 maggio 2017

Il cane, il gatto, io e... basta!


Mi guardo intorno e medito sul fatto che la prospettiva umana è cambiata, insieme alle abitudini e alle consuetudini. Non facciamo più figli, non alleviamo più animali da cortile ma, in compenso, tiriamo su cani e gatti alimentandoli e curandoli come veri e propri pargoletti, fino alla loro vecchiaia e morte naturale. 

Nel frattempo mettiamo padri e madri in ospizio per avere più tempo per noi e anche per portare il cane dal veterinario o a passeggiare. Fra breve, al posto del medico di famiglia, avremo il veterinario di famiglia e, la famiglia, sempre più allargata e adattata, oltre a perdere l'intero senso, sarà prevalentemente canina e felina.
Direi, una bella evoluzione! E la scimmia, dalla quale qualcuno ha sostenuto che noi tutti proveniamo, è qui che sta pensando come fare a abbaiare e miagolare! Un bel problema! Vero? (Quello della scimmia, intendo...)

TC
29 maggio 2017


domenica 30 aprile 2017

Un giorno, forse, tornerò




Ho cercato, invano...


Un giorno, 
forse, tornerò. 
Solo quando
avrò visto
e avrò ascoltato:

la coerenza,
il rappresentare solidamente il lavoro e i lavoratori,
il difendere con fermezza i valori cattolici educativi e tradizionali della famiglia,
l'affrontare l'immigrazione con forza positiva.

Quel giorno, 
allora, 
sarò tornato, 
perché avrò visto 
una luce accogliente 
rischiarare il buio.

E..., quella comoda seduta

lasciata vuota,
a lungo, 
per poter giungere
fino al futuro,
quello vero,
con la gente soddisfatta!

TC
30 aprile 2017
(Perché, oggi, non ho partecipato alle primarie.)

venerdì 7 aprile 2017

L'ipocrisia del dì





Stragi di umani
in succedersi sovente
separano le mani
rompendo ogni frangente 


Scuri periodi dolenti
dentro una scatola nera
manca il sale nelle menti
la pace è una chimera!


Il far veder la forza
di bombe e di cannoni
gas che son la scorza
di tante distruzioni


Avidità di soldi
facili per far girare
ricchezza ai maningoldi
per idoli da adorare


Dormienti nel torpore
frustati per pagare
accecati dal bagliore
del tempo da cercare


Questo vivere di corsa 
per niente far mancare
per far girar la borsa
la guerra dobbiam fare


Non può essere così
guardiamoci negli occhi
l'ipocrisia del dì
costruisce solo balocchi!


TC
7 aprile 2017

venerdì 25 novembre 2016

Tarabaralla



TARABARALLA
Eran l'otto di mattina e Pòrdo era già 'n sur fìo dottato, di Cèncio, col le su' gambe lunghe, arricignolate a 'r rappo più grosso, quello che lo poteva tené bene, senza 'he si potesse troncà 'n ner mezzo. L'òmo si rimpiattava 'n tra le foglie e buttava giù, 'n gozzo, fìi, a tutta randa. Li 'ngolliva col la buccia e tutto, gambo 'ompreso. Prima 'he ci montasse sopra, 'r fìo, aveva più fìi che foglie. Doppo 'n òra, le foglie eran l'istesse di prima ma, de' fìi, 'un c'era più nemmen l'ombra. Pòrdo si strigó dar rappone e, piano piano, scese giù, a sguscio, per er tronco. Lo stòmbao n'era diventato gonfio 'ome 'r botticello di Botticino. Quello ch'era 'n coppaio dar Sordino e che 'ni s'era allentato le doghe e n'era sortito fòri 'n gonfio, ner mezzo. 'N po' po' d'affare, sbuzzato, che pareva fusse 'n boddone, grosso 'ome la pancia d'un vitello. Er pastore era 'ntronfito, da tanto s'era ripieno di fìi e 'un ni riuscì nemmeno a mettessi a sedé 'n su la ripa ch'aveva drèto di lu'. Passó di lì, per caso, Sartafossi e ni dimandó perché avesse quer buzzo, grosso 'osì. Pòrdo, 'un lo caó nemmen di struscio. Stava zitto, ritto 'n piede. Guardava 'n su' e pareva che scoppiasse di lì a pòo più in là. Poi, guasi 'n sur punto di rimané senza respirà, tiró 'n rutto che ni fece sortì da la bocca 'na ventata da fa' cascà tutte le foglie ar fìo e falle rifinì tutte addosso a Sartafossi e coprillo tutto, da un fallo più vedé. Poi, Pòrdo, abbassó la chiòrba per guardassi la pancia, che n'era sgonfiata tutta nuna bòtta e, co'n 'na sgrullata di spalle, si mosse verso Sartafossi, che pareva fusse affogato sotto 'r mucchio di foglie di fìo. Ne ne sgrulló quarche menata, di dosso, per farni sortì fòri 'r ceppìone e poi, a quello, ni disse 'n sur muso: "TARABARALLA, n'avró smartiti, 'na sessantina di dodicine, di fìi!". Si rigiró, lasció lì Sartafosssi 'ome 'n bischero, rioperto di foglie di fìo e col la bocca spalancata da la maraviglia. Ripiglió 'r viottulo da 'n duv'era viensuto e s'avvió verso 'asa. Prima di rivà, sartó 'n po' po' giù ner vallino a bé quarche gozzata d'acqua a la polla più bassa. Poi rimontó la ripa, vòrse passà 'n sopra ar grottone di verruano ch'era a Tiricella e ribevve a la polla più arta. Rifece 'r tragitto tre vòrte, 'n su, 'n giù, e, ònni vòrta, si fermó a bé 'n po' po' d'acqua di polla. Fece tre rutti di seguito, spinse settoòtto sortite d'aria dar di drèto e si ridisse da sé: "TARABARALLA, òra, è come s'avessi 'aminato ner pari e 'un avessi mangiato nemmeno 'n fìo. Posso anco 'ndà a desinà da Nellona, a la Porveriera, che m'ha 'nvitato a mangià e' maccheroni fatti 'n su l'unto di 'onigliolo e la su' frittata d'òva di papero. Tanto le' è lucchese, è tirchia, più d'una 'uindicina, d'òva, 'un ce ne mette. 'Un è mìa 'ome la mi' moglie Rachele, che quando mi fa l'òvo ar tegamino, col l'òva di lucio, piglia la padella che n'ha forgiato, 'n su misura, 'r Coscièra e me ne 'òce 'na trentina a la vòrta, nuna botta sola!"...
..."La sera, verso le sette, basta 'no spuntino cor cacio peorino e du' pere e, doppo, a le nòve, ni si dà di fritto col la pastella, fatta col la farina bòna der Ciòtta, 'r muganio e l'òva fresche der pollaio. Si frigge 'n bèr galletto ruspante, e 'n par di 'hili di patate e carciofi. La mattina doppo, a l'arba, si fa 'na bella giratina ar lògo e... doppo... TARABARALLA, è come 'un avé mangiato nulla! Si pòr riomincià dar principio! Questa vòrta dar melo di Baghèo. Er giorno doppo dar pero der Guardione, quell'antro, da l'arancio di Bòbbe e via 'òsì 'n sino a finì la settimana, cor sorbo di Guartiero: così mi ci disinfetto le budella per riomincià la settimana doppo. A la fin fine, TARABARALLA, quer che entra di sopra, risòrte sempre di sotto! Sicché: TARABARALLA o poggi e bù'e, è sempre l'istessa 'òsa. Tutto 'uer che si gira e tutto 'uer che si fa, sian bischerate o cose serie, è sempre sempre: TARABARALLA , e basta! Sicché, TARABARALLA, abbisogna fa' come quelli. Come quelli che PAREVAN PINCO!"
Se volete sapé chi ènno 'uellli che paian Pinco, criccate 'ui sotto e bòna lettura:
TC
Ventiuattro novembre der dumilasedici

giovedì 27 ottobre 2016

Sai 'na sega te! Sièi piccino! (Ricordi...)




Il bimbo stava seduto sulle gambe del nonno che si era accovacciato sulla radice del vecchio ulivo. L'anziano uomo si era seduto alla base di quello che chiamavano "il loro ciocco",  con le spalle appoggiate e quasi interamente contenute nella cavità del tronco. Il contatto con la terra era qualcosa di vitale per colui che aveva vissuto a lungo e aveva visto e ascoltato cose che non avrebbe mai potuto dimenticare. Spesso, ospitati dal loro ciocco, si lasciavano andare nei loro brevi e diversi discorsi per poi ritrovarsi insieme, in silenzio, a osservare il panorama della vallata che dal monte pisano raggiungeva la pianura fino a far scorgere, sulla linea dell'orizzonte, il mare. Il nonno, ogni tanto, lentamente, tirava su una boccata dal suo sigaro toscano, inspirava l'aroma del tabacco e, dopo alcuni secondi, restituiva all'ambiente circostante i residui di quella combustione facendone passare il fumo puzzolente sopra alla testa del nipote, schifato. Allora il bimbo protestava con un: "Nonno, ma che fai? M'affummichi tutto!", ma l'uomo, senza ascoltarlo, continuava la sua lenta fumata e iniziava uno dei suoi racconti sulla guerra. Quella che non aveva fatto, ma che aveva vissuto.
Era come un rituale, ogni volta era sempre la stessa cosa, tutto iniziava con la medesima sceneggiatura: la seduta sul ciocco, l'osservazione silenziosa della vallata, la fumata, la protesta del bimbo per il fumo e l'inizio della nuova storia. Come se fosse la replica infinita di un copione teatrale. Le storie, pur diverse fra di esse, avevano sempre lo stesso finale: lo straniero e gli stranieri, 'r forestiero e e' forestieri, come diceva il nonno.

- "Nonno, nonno, chi sono i forestieri?"
- "Sièi 'n rantacchietto e discorri meglio di me! Chi t'ha insegnato a discorre così, le sòre o la maestra? Io son ito a scòla 'n fino a la seonda 'rementare... Quando sièi 'on me mi devi di': "Nonno, chi ènno e' forestieri? Sennò 'un t'arracconto più nulla! Hai 'apito bimbo!"
- "Va bene, nonno. Chi ènno e' forestieri?"
- "Sai 'na sega te, sièi piccino! Sièi nato ieri, te! Sièi sempre 'n ner becco de la ciògnola! Stammi a sentì me, che son vecchio, e só le 'òse!"  (silenzio, a lungo)
- "Guarda bene laggiù 'n fondo, bimbo. Guarda bene bene."
- "Nonno guardo, ma non vedo niente!"
- "Guarda bene, lo vedi 'r mare?"
- "Si, nonno. Lo vedo."
- "Che c'è 'n sur mare?"
- "Non c'è niente, nonno!"
- "Òra, 'un c'è nulla! Diàmine! Ma quer giorno, quando tu ma' e tu pa' eran rantacchietti 'ome te, io, 'nvece, qui, e' c'ero! E laggiù, 'n sur mare, e' c'era tutta 'na 'opertura  di nave, e di lì, 'n sopra, tiravan co' 'annoni 'n sino a quassù. Certe po' po' di foàte da fa' arricignolà le budella, a vedelle! "
- "Perché sparavano con i cannoni?"
- "Perché e' forestieri d'Amerìa volevan mandà via quell'antri forestieri tedeschi ch'eran rimpiattati 'ui 'n sur monte!
- "Nonno, nonno, fermati 'n  po' poìno, ma chi ènno e' forestieri? 'Un me l'hai mìa anco ditto?"
- " 'Un te l'hó anco ditto perché 'un m'hai anco dato 'r tempo di dittelo'! 'Un ti iresce di chetatti 'n poino! Stai zitto! Sai 'na sega te, sièi piccino! (silenzio)... E' forestieri ènno tutti 'uelli che 'ntedescano!"
- "O nonno, ma che vòr di', che 'ntedescano?"
- " 'Un sai 'na sega te! Nemmen che vòr di' 'ntedescà! Ma sièi pròpio piccino, te!... Allòra! 'Ncominciamo dar princìpio! Sennò 'un intendi nulla, te!...
Prima 'he vienisse la guerra, viensero e' tedeschi. Sì, que' tedescacci! 'Un ragionavan mìa 'ome noiartri! Lòro, e' 'ntedescavano perché erano forestieri. E siccome 'ntedescavano, 'un si 'apiva nulla di 'uer che dicevano.
Poi, doppo, viensero 'uell'antri forestieri a liberacci da' tedeschi. Viensero da l'Amerìa e, anco lòro 'ntescavano 'ome e' tedeschi. 'Un ci si 'apiva 'n bào di sugo. E per levà di torno tre bischeri che 'ndescavan 'ome lòro, si misseno a bombardà d'unni 'òsa. E poi, quer giorno, su l'utimi d'ogosto, siccome 'un n'era bastato tirà co' 'annoni, ci seminonno addosso, pe' 'na giornata, 'na grandinata di bombe, col l' aroprani... Che lavorìò! 'Un ci si 'apiva più nulla... (silenzio). Hai 'apito bimbo?"
- "
No, nonno. Non ho capito nulla! Poi, gli americani non parlavano il tedesco, parlavano l'inglese degli Stati Uniti d'America. Me lo ha spiegato la maestra e mi ha anche detto anche che vennero a liberarci e fecero finire la guerra."
- "Mmmh! T'ha ditto 'osì, la maestra,... per davvero?"

(Silenzio, a lungo)
- "Sai 'na sega te! Sièi piccino!...La vedi 'uella biga di sugo di pèora ch'è lì sotto noiartri?"
- "Sì, nonno!"
- Ecco! Bravo! Allòra domani, quando rivai a scòla, dinni a la tu' maestra che sa 'na sega le' su' sughi! E dinni anco che te l'ho ditto io, di dinnelo! E perché, io, e' c'ero! Dinni anco che e' libbri possan scrive' quer che ni pare e ridinni 'n antra vòrta che, io, e' c'ero! (...) Via, òra bimbo è tardi, abbisogna ritornà a segà 'r paleo. Tanto 'ui, e' discorsi, li porta via 'r vento. Poi 'uando sarai grande cerca di ragionà sempre col la tu' chiòrba e 'un ti fidà mai di quer che dìano quelli che 'un c'eran prima e che 'un c'ènno mai òra. Dai rètta a 'n bischero! Dai rètta! Sai 'na sega te! Sièi piccino!
- "
No, nonno. Sono grande, io! Non sono piccino!"
- "Diamine, bimbo! Hai ragione! Fino a quest'artra vòrta 'un te lo dìo più! Vai! Vai a ruzzà col l'anatre e guarda d'un fatti beccà dar papero o dar lucio. Perché, sai 'na sega te! Sièi piccino! Poi, domani, ti porto 'n Verrùa a vedé la piana d'Arno. Così t'arraconto perché l'Arno riva 'n mare  a curve 'nvece che per diritto. Ch'è meglio che ragionà de la guerra e de l'amerìani. Che, lòro lì, ènno 'ome la civetta e peggio der cuccù: fanno 'r vèrso der "tuttomio, tuttomio" e sfanno 'r nostro nidio per rifallo 'on chi ni pare a lòro. Er cuccù, armeno, entra e cova ner nidio di 'uell'antri uccelli senza sfannelo...  Te lo dì'o perché, sennò, sai 'na sega te! Sièi piccino! Sièi sempre 'n ner becco de la ciògnola e credi a le novelle che t'arraccontano!"



TC
24 ottobre 2016

Le conclusioni le tragga il lettore.
 
 

domenica 23 ottobre 2016

Te staresti bene a ferrà e' 'oniglioli ne la piana di Sarrossore! (Collana: "Re" matto) - 2° racconto




È sì! 
È pròpio vero! Meglio matto che sòdo! E 'un ci pòle piove' sopra. Perché, questa 'òsa, 'un è 'na bischerata! E, per far fa' capì meglio a tutti voiartri 'r perché e 'r per come, vi voglio arraccontà 'n fatto.  Tutto 'ncominció quer giorno che Pòrdo 'ndiède a lavorà d'òpra 'n Sarrossore. Che volete vedé! Pareva tutto normale. L'òmo di Treccolli, viensuto dar monte, nato mezzadro e pastore, si ritrovó ner piano 'nsieme a le su' pèore e ar su 'ane lupo, Raspone. 'Un aveva anco fatto nemmeno 'n fischio, di 'uelli che sapeva fa lu', con du' diti 'n bocca, per radunà le pèore, che ni si paró davanti 'n fattorone e ni disse a ghigna dura che 'r padrone de la terra, 'r Re, l'avrebbe fatto arrestà subito per èsse'  entrato col le pèore a fanni mangià la su' erba. Pòrdo rimase subito a bocca splancata e sdentata, aperta, da la maraviglia. Di rimbòtta, guardó l'òmone che ni s'era parato davanti e ni disse: "O che c'incastra 'r Re! Io son viensuto 'ui per 'mparà a ferrà e' 'avalli! Le pèore ènno mia! 'Un le potevo mì'a lascià a Treccolli, sole!" Ar ché, 'r fattore, più 'nghiavulito di prima, n'urló sòdo 'osì: "Sicché, caro bifolco, mi vuoi venire a intendere che sei venuto dai tuoi monti per ferrare i cavalli del Re, come se fossero di una persona qualsiasi?! Ma lo sai che il mio Re, è anche il tuo?! Ma mi hai ascoltato bene? Riesci a capire, con la tua testa vuota che sei entrato con il tuo gregge dentro la tenuta privata, di San Rossore, dove il nostro Re viene spesso a soggiornare e a riposare?!"


Pòrdo, sempre di più maravigliato e sempre a bocca spalancata, a sentissi da' der biforco e sentissi di' ch'aveva la chiòrba di rapa, ammicc
ó ar fattore l'omino piccino ch'era a sedé sotto ar ciliegio a ghièci metri da 'n duv'eran lòro. Ma quello, 'r fattorone, cor su' modo di fa', sòdo, ner su' vedé le 'ose senz'occhi, l'omino, 'un lo vidde nemmen di struscio. E, da tanto era 'nfatuàto, continuó a sproloquià senza sentimento,  anco 'uando 'r nostro Pòrdo, rivòrto a quello, ni disse: "O Sor mi' Re, io come n'ho ditto prima, 'uando m'ha 'nterrogato per sapé chi fossi, n'ho risposto ch'ero Re anch'io e ch'ero 'n Re matto. Ma è meglio èsse' matti 'ome me, che sòdi 'ome questo Su' fattore e' qui!" A quer punto Re Vittorio, rivòrto ar fattore, che questa vòrta fu' lu' a spalancà la bocca,  ni disse, con fa' di 'omando, di 'ndà, a la svèrta, a ferrà tutti e' 'oniglioli de la piana di Sarrossore. Perché aveva trovato 'n fattore nòvo che si chiamava Pòrdo e che era, anco lu', Re. Un Re matto, vero!
Òra si ritorna 'n po' po 'ndrèto e si riparte dar momento che Pòrdo riva col le su' pèore davanti ar Re Vittorio che, siccome era a fa' le ferie 'ui ner pisano, s'era addormentato a sedé 'n terra appoggiato col le spalle ar ciliegio. Pòrdo, che era di monte ma 'un era scemo, s'accorse subito, da la pò'a artezza fisì'a, che quello lì che dormiva era 'r Re d'Italia. La miseria aveva fatto scende 'r pastore da la Val di Carci per indà a cercà òpra'n piano e, piano piano, ( guardate voiatrri che po' po' di giòo di parole ch'è questo e' qui) a son di seguì 'r fiuto der su' Raspone, avvezzato apposta per annusà la meglio erba da pèore che ci poteva 'èsse' ar mondo per quelle beschie,  rivó,  preciso preciso, nemmeno a fallo apposta, pròpio 'n duve 'un si sarebbe 'mmaginato nemmen 'n po' poino di poté rivà. Ar momento che fu lì, si fece 'nterrogazione di 'ome fusse potuto succede' 'n fatto 'osì. Lu', 'n pastoraccio di Treccolli, viensuto 'n quer di Pisa artro che fa quarch'òra d'òpra e 'mparà a ferrà e' 'avalli, senza che se n'accogesse nimo, era, con tutto 'r gregge, e tanto di 'ane, davanti al Re d'Italia! Robba da 'un crede'! Robba da svegliassi 'n tronco e accorgessi ch'era tutta 'na finta! No! Macché! Artro che finta! Era tutto vero, per davvero!


Si sa che a Pòrdo l'inventiva 'un ni mancava. Sicché, ammodino e cor vèrso bòno, 'ncominci
ó a di': "Sor Re, Sor Re, son Re anco me ma 'un so come fa' a dillo ar Re. Sor Re, Sor Re, son Re anco me ma 'un so come fa' a dillo ar Re. Sor Re, Sor Re, son Re anco me ma 'un so come fa' a dillo ar Re. " Fatto sta che 'r Re si destó e, anco, si 'ncuriosì. Tanto da fa' cenno a Pòrdo di fassi avanti, zitto zitto e senza fa' rumore. Appena 'r pastore fu a du' passi, 'r Re vòrse sapé chi fusse e come fusse rivato sino a lì senza ch'un se n'accorgessen né guardie e né  'r su' fattorone, grosso 'ome 'n mastino da guardia.


Pòrdo, a quer punto e' lì, ruzz
ó di ceppì'one e disse, con maraviglia der Re che lo stava a sentì, ch'era entrato 'n tenuta per cercà coniglioli da poté ferrà. Ma poi aveva visto 'r fattorone, che 'nvece di fa' 'r su' dovere,  s'era misso d'accordo co' bracconieri cignalai e, per ghièci lire, a quelli, n'aveva fatto portà via, ortre a tre cignali, anco du' daini e 'n cervo ch'aveva na trecciata di 'òrna  che pareva 'n rappi d'un faggio 'n inverno. E ni ribadì a bassa voce: "Sor mi' Re! M'intende? Per ghièci lire! Caro Sor mi' Re! Lui lì, sòdo 'ome dev'èsse', per artre ghièci lire, è bono vende' Voi e anco 'r Regio Regno! E io, Sor mi' Re, che stó qui a cerca coniglioli da ferrà, son matto da legà, ma son contento d'un èsse' sòdo 'ome quello! È più meglio èsse' matti, che èsse' sòdi!" A le guardie, sòde anco lòro, ar cancello, n'ho ditto ch'ero matto e, quelle, m'han fatto passà col le peòre a cor cane! Vedete, Sor mi' Re, a èsse' matti si pòle anco èsse' qui a chiacchierà cor Re.
Er fattore, sòdo, l'avete sentito anco Voi, 'un s'è accorto di nulla, nemmeno che Voi, Sor mi' Re, doppo che s'era ragionato 'nsième, Vi siete misso a fa' finta di dormì ar ciliegio... Sor mi' Re, date retta a 'n povero Re matto 'ome me, h
ó tanto bisogno di 'mparà a ferrà e' 'avalli per vedé d'avé quarche cosina da fa biascià a' mi po'i denti. Se mi fate Vostro fattore, Vi tièngo fede finacché 'un ci-avró più lume a l'occhi.

E da qui, per ònni  trottero, sodo di chiòrba, che capitava ne' paraggi, ni si diceva: "Te staresti bene a ferrà e 'oniglioli ne la piana di Sarrossore!"

TC - 23 ottobre 2016




Questa storia è inventata ed è solo frutto della fantasia dell'autore

In lettura gratuita offerta da:










 

sabato 16 luglio 2016

Se 'un ènno matti, 'un ci si vogliano! (Collana: "Re" matto) - 1° racconto

Sono arrivato a casa dopo la solita giornata dura e con i soliti quasi duecento chilometri giornalieri sul groppone. Ho appena il tempo di parcheggiare la macchina, scendere e scaricare le mie tre valigette: quella degli attrezzi, un'altra dove tengo i documenti indispensabili e, l'ultima, che uso per la maggiore, dove c'è tutto il materiale dimostrativo che mi è necessario per esercitare la mia umile attività. Scendo dall'auto, sbatto per tre volte lo sportello di guida che non vuole mai chiudersi perché l'auto ha quasi vent'anni e non vede un carrozziere da oltre dieci, di anni. Inserisco la chiave nella serratura dello sportello per chiuderla. Non uso il pulsante centralizzato automatico posto sulla chiave perché da almeno cinque anni non funziona più. Con quello che costa una nuova chiave posso farci la spesa familiare per almeno due settimane. Perciò me ne guardo bene di sostituire la chiave stessa. Faccio per girare il medesimo utensile nel senso che mi permetterebbe di chiudere lo sportello dell'auto ma mi fermo. Tolgo la chiave e me ne vado lasciando la mia carretta a quattro ruote aperta e dicendo a voce alta, a me stesso, perché intorno non c'è nessuno: "Chi vòi che te la porti via! Vecchia 'om'è! Tutt'ar più, aperta, ci sta che domattina tu ci trovi drento, appoggiati 'n sur sedile, cinquanta euri per tenettela, la tu' macchina! Cotesta 'ostì, tutta 'òcci e bùi, 'un te la rubberebbeno nemmeno a pagalli, e' ladri!"

Per la prima volta in vita mia lascio la macchina aperta, arrivo alla porta di casa, infilo la chiave nella toppa girandola dalla parte opposta a quella che abitualmente giro per poter entrare. La porta non si apre. Riprovo girando la chiave sempre alla maniera di prima. La porta continua a non aprirsi. Suono il campanello e dopo poco la porta si apre. Semplicemente perché in casa c'è qualcuno che mi sta aprendo. Ma in testa mi frulla un mulinello che mi ripete all'infinito che la porta s'è aperta lo stesso senza che avessi usato la chiave. Per entrare in casa mia posso non usare la chiave. Cioè posso suonare il campanello. Se la porta si apre significa che c'è in casa qualcuno della mia famiglia che può aprirmi. Se la porta non si apre ho ancora due possibilità: una è quella di aspettare che arrivi qualcuno, l'altra , quella più scomoda, è di passare dalla finestra. In entrambi i casi posso entrare in casa senza usare la chiave. Eppure, alla stessa maniera, entro sempre in casa di un amico o di un conoscente, usando solo il campanello. Certo, in questo caso, se entrassi dalla finestra passerei per essere scambiato per un ladro. In casa mia posso entrare dalla finestra senza essere scambiato per un ladro ma, in casa di qualcun altro, l'entrare dalla finestra implica subito l'associazione all'essere un malintenzionato. Perché? Un amico o un vicino di casa non potrebbe essere contento di vedermi entrare in casa propria dalla finestra, come un gatto?

Con tutte queste po' po' di seghe mentali cerco solo di focalizzare che molte cose che usiamo e che ci battiamo per usarle, preservarle e conservarle, effettivamente non ci servono. Dal momento che personalmente posso lasciare l'auto aperta senza rischiare che me la rubino e posso entrare in qualsiasi casa, mia o di qualcun altro, senza disporre delle chiavi. Mi si è illuminato il pensiero. Cioè ho visto un'altra possibilità di fare e vivere le cose. Ho guardato da un'angolazione diversa. Mi sono detto: "O a che mi sèrveno tutti l'ammendìoli di 'uesto mondo e' qui? O che mi ci voglian tutti per davvero? No! Macché! Per davvero, 'un ci vòle nemmeno 'r vino per fa' l'aceto!"

"Così è (se vi pare)" fu il titolo che dedicò a una sua commedia, lo scrittore a me caro, Luigi Pirandello. Tutto è relativismo ontologico. "Si fa quer che si pòle e si fa quer che voglian quell'antri", dico io, nel mio idioma pisano. Soprattutto facciamo quello che vogliono gli altri. Chi sono questi "altri"? Sono tutti coloro che riescono a manovrare i fili dall'alto senza farsi vedere. Nessun burattino Pinocchio potrà uscire fuori dal suo circo senza essere manovrato. A meno che Pinocchio non diventi un bimbo vero. Allora potrà crescere, pensare, agire, costruire e, anche lui, da adulto potrà manovrare i suoi burattini. Tutto ciò è razionale e, quindi, normale.
Non si è mai sentito dire da nessuno, a parte che dal nostro buon toscano Carlo Lorenzini, in arte "Collodi", che un pezzo di legno, una volta divenuto burattino per mano di Geppetto, abbia la facoltà di scegliere di non andare scuola, di trasgredire ogni ordine, di credere che i soldi possano essere seminati nel campo dei miracoli e possano crescere e moltiplicarsi semplicemente innaffiandoli. Ma si sente definire spesso, riferendoci a qualcuno fuori dalla normalità, che quella tal persona è pazza. Spesso anche solo perché fa qualcosa di diverso dalla massa. Perché non ha regole di vita ed è fuori dalla normalità generale. Quindi, un individuo con un comportamento non "normale" genera un effetto che fa perdere il riferimento a chi si trova, per sua scelta o, senza rendersene apparentemente conto, nello standard comune dell'essere sano di mente. Mentre colui, non normale,  che ha generato tale insofferenza in tutti coloro che sono nella "norma", non si sente assolutamente anormale. Anzi, si sente un leone, il "Re" della situazione! Si chiede pure, dopo aver interpretato a suo modo molte cose, che cosa ci fa, lui stesso, da solo, fra una stragrande quantità di pazzi!
Quest'ultimo è il punto che innesca l'isolamento del nostro "Re Stesso" che  non desidera più  stare in simbiosi con la società esterna costituita solo da esseri razionali.

A volte però accade, che per una serie di circostanze fortuite (qualcuno di nome Jung,  che ci si trovò per primo a pensarle e a analizzarle, definì non casuali ma "acasuali"), ti inizino a  frullare in testa stringhe lunghissime di pensieri che, senza capire come, fanno innescare qualche scarica neuronale che riesce, in un lampo, a illuminare ogni viottolo oscurato dalle tenebre del non riuscire a vedere ciò che invece è ben evidente ai nostri occhi. A questo punto inizia la convivenza dell'illuminato (il non normale) con la massa dei razionali. Cioè con quelli che si spiegano ogni cosa, che sanno tutto quello che accadrà domani, che programmano tutte le loro cose già per il prossimo anno e sanno pure in quale ospizio passeranno la loro vecchiaia e con quali dei loro soldi si pagheranno l'ultimo viaggio di non ritorno. In particolar modo chi, razionalmente, si dichiara ateo o agnostico. Coloro che si meraviglieranno, che si indigneranno, che non crederanno, pur vedendo con i loro occhi le immagini che scorrono nel loro "bussolo" tecnologico, ben piazzato su un finto altare, in sala da pranzo o in soggiorno. Vedranno e non crederanno finché non saranno loro stessi i protagonisti di quello scempio. E allora qualcuno di loro, forse, se gli sarà possibile, se potrà averne il tempo, si ricorderà che in un passo della Bibbia c'è scritto di non dare perle ai porci, al posto delle ghiande. Perché i porci, non sentendole commestibili per loro stessi, potrebbero rivoltarsi e sbranare chi ha dato loro quel cibo prezioso che non è adatto a riempire la pancia di chi non è in grado di riconoscerne il valore.



O che vi posso di'! O che vi poss' arraccontà! Chi volete che lo stia a sentì 'n matto! E quando 'r matto si rimescola 'on quelli che 'un paian matti ma ènno più matti di lui lì, è vicina la fine der mondo! Perché ònni matto sano piglia 'r mondo 'ome viene, monta 'n sur carcionculo e 'ncomincia a girà contento. Tanto, chi volete che lo stia a sentì un matto? 'N matto pòle pregà 'r su' Credo perché è matto e se 'un è matto der tutto lo fa perché è rimasto ner Medioevo! 'N matto pòle di' tutto 'uello 'he pensa: tanto è matto! 'N matto pòle sta' sempre zitto senza di' nulla a nissuni: è matto! 'N matto pòle anco scrive' quarsiasi 'osa bòna o cattiva senza fa' danno a nimo: tanto è matto!
Tutto pòle fa' 'r matto, 'n der mentre e' sani, quelli normali, quelli difesi da tutti e' più matti di 'uelli ch'ènno matti 'n po' po' o tanto, possano stiaccià cento persone cor un camio! Fanne morì tanta, di gente, per avé sbagliato a fa' corre' du' treni 'n sur solito binario! Possano sparà all'omeni, alle donne e a bimbetti 'ome se fusseno filunghelli! Pròpio 'n der mentre, 'ui, si vòle fa' chiude' la 'accia, si difende 'r cane e 'r gatto e  'un si mangia più la ciccia perché e' vegani ci voglian fa' doventà beschie da erba e da rape...

O gente! Ma se 'un ènno matti, è pròpio vero! 'Un ci si vogliano!

E l'angiolino è lì che piange. Perché anco a lu', 'un ci 'rede più nissuni. A parte 'uarche "Re", matto!


TC